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E’ un dato di fatto ormai incontrovertibile e adesso esiste su questa strage silenziosa anche un rapporto di Amnesty International.

I diritti umani più elementari, tra cui il diritto alla vita ed alla non discriminazione tra giovane ed anziani e l’art. 32 della nostra Costituzione, che tutela come bene primario il diritto alla salute, sono stati quotidianamente calpestati all’interno delle strutture di residenza socio sanitarie in Lombardia, Emilia – Romagna e Veneto, ma il discorso non muta per tutte le altre regioni italiane.

Amnesty indica analiticamente le cause del disastro:

 

intempestiva chiusura alle visite esterne delle strutture;

omessa o tardiva fornitura di dispositivi di protezione individuale;

ritardo nell’esecuzione di tamponi sui pazienti e sul personale sanitario;

mancata attuazione dei protocolli per l’isolamento degli ospiti e per la separazione degli spazi;

carenza di personale e condizioni lavorative al limite dell’impossibile;

cure ed assistenza fornite presso le strutture societarie, con conseguenti enormi difficoltà per gli anziani di accedere alle strutture ospedaliere.

Le strutture socio sanitarie hanno proceduto, nel disperato tentativo di celare all’opinione la montante tragedia, a purghe interne alle strutture licenziando gli operatori rei di aver segnalato alle autorità competenti il loro cronico malfunzionamento.

Infine, gli insopportabili silenzi ed i sistematici depistaggi informativi dei funzionari delle RSA, in sincrono con i governi e le autorità regionali e comunali.

Un comportamento vile ed arrogante, da sanzionare duramente nelle competenti sedi giudiziarie, che i nostri anziani hanno pagato ad un carissimo prezzo.

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